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Drone professionale utilizzato per riprese fotografiche e video

Droni: cosa impone il regolamento Enac

di Valerio Simeone
http://www.fotowireless.it


Far volare un drone, o multicottero, come dir si voglia, non è più banale come una volta. Occorrono una serie di certificazioni che ne rendono difficile, e anche oneroso, l’utilizzo.

Ma il problema non finisce qui. In molte aree, definite “noflyzone” per i multicotteri, non è proprio possibile volare nemmeno con queste abilitazioni poiché si tratta di zone offlimits. Il nuovo regolamento Enac taglia radicalmente la testa a quello per per molti era un gioco e per altri un tentativo di lavoro. I paletti sono alti e stretti, e il regolamento da adottare è quello aeronautico. Sì, quello degli aerei di linea, per intenderci, che richiede anche un “piano di volo” comunicato alla torre di controllo più vicina che dovrà autorizzarlo di volta in volta.

Il boom dei droni si è avuto a fine 2013 quando i primi prodotti giapponesi hanno fatto irruzione sul mercato a prezzi concorrenziali. Si passa dai 50 euro per un mini drone che sta in una mano, giocattolo per bambini ma pur sempre pericoloso, fino a circa 40 mila euro per quelli più complessi e interessanti. Gli impieghi sono i più disparati: tempo libero, cinema, aziende, agricoltura e riprese video anche durante i matrimoni o eventi pubblici.

Ma vediamo nel dettaglio cosa impone la nuova normativa Enac: si richiede la certificazione del pilota, per cui una persona dovrà seguire un corso apposito di princìpi di aeronautica e metereologia, unitamente alla perfetta conoscenza delle carte aeronautiche e tutto ciò che riguarda il colloquio con una torre di controllo. Al termine del corso dovrà sostenere un esame, spesso di teoria accompagnato da alcune simulazioni e calcoli di rotte e derive del vento, o anche di richiesta informazioni alla torre di controllo. L’esito dell’esame sarà scritto su un certificato e su un registro a disposizione dell’Enac.

Successivamente toccherà alla visita medica specialistica che dovrà essere eseguita da un medico aeronautico convenzionato con l’ente. Si richiede la compatibilità con la “seconda classe”, ovvero requisiti psicofisici che dovranno attestare il perfetto stato di salute. E’ quella che deve fare obbligatoriamente anche il personale di bordo di un aereo. Test di natura neurologica, polmonare, cardiaca, oltre che di vista e di tutti i difetti ottici che potrebbero gravarne la sicurezza.



Il passo successivo è ottenere la certificazione del mezzo utilizzato. Per far questo le strade sono due: acquistare un drone certificato, per ora ancora non diffusi e dai costi molto alti visto che si parte dai 6 mila euro in su per dotazioni esigue, oppure eseguire un’auto certificazione tramite sperimentazione. Il tutto ha lo scopo di riportare test specifici e redarre i manuali di volo che ogni aeromobile ha.


Nel frattempo sarà necessaria anche un’assicurazione di tipo aeronautico, di solito molto costosa. Il premio varia in base ad alcuni fattori che ne determinano il rischio. Attualmente oscilla intorno ai 1000 euro o più l’anno. Tutti gli altri rischiano una sanzione da 50 mila a 100 mila euro, come previsto dai regolamenti.

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